L’Ultimo ballo di Charlot

Sono reduce da alcuni incontri di biblioterapia. E’ sempre una delle esperienze più belle che si possano fare.

Innanzitutto perché si ha la possibilità di vedere posti nuovi. E poi soprattutto perché si ha la possibilità di incontrare persone nuove e di uscirne arricchiti. Nell’ultima sessione di Biblioterapia ho usato tra i vari libri : “l’Ultimo ballo di Charlot” di Fabio Stassi, ed. Sellerio. Un libro consigliatissimo.

Innanzitutto la casa editrice. E’ quella di Camilleri o meglio quella che ci ha fatto conoscere Montalbano prima su carta e poi su piccolo schermo. Una casa editrice che lavora ancora – per fortuna – in modo qualitativamente alto, artigianale e con molta accuratezza nella scelta della carta e delle copertine. Non sono cose da poco.

L’autore è un bibliotecario di Palermo con davvero un’ottima penna. Questo romanzo chiude idealmente una trilogia (non legati tra loro) e ha come centro la figura di Charlot. In realtà al centro non c’è tanto Charlot come personaggio cinematografico ma l’uomo Charlie Chaplin, e l’invenzione e la diffusione del cinema.

La storia è ben costruita. Molto semplice e originale: Charlot ormai prossimo alla morte, ha però il desiderio di voler lasciare al figlio quindicenne il bagoglio reale di quello che è stato. Per farlo però deve sfuggire alla morte che intanto è passato a…diciamo trovarlo. Per cui fa un patto con la signora: alla vigilia di Natale di ogni anno, se sarà in grado di strapparle una risata, questa gli lascerà ancora un anno di vita. Ed infatti Charlot ci riuscirà per bene sei volte e durante questo tempo sarà in grado di scrivere questa lunga lettera al figlio, che poi altro non è che la sua vita umana, umanissima di Charlie Chaplin.

Devo dire che sono molti i temi che Stassi affronta con questo personaggio non inventato. E’ stato molto bravo a documentarsi (sono pochissime le cose inventate e sono dette alla fine del libro per onestà intellettuale) e a trarne insegnamenti preziosi per tutti. Il valore del tempo e dei ricordi, il senso della “restituzione” delle mancanze di ogni persona; il bisogno per Chaplin di vivere intensamente tutto e di ricavarne anche la restituzione di attimi sempre nuovi e mai uguali. La comicità come arma contro le ingiustizie della vita e come unica arma per irridere i potenti e rovesciarne le parti a vantaggio dei più miseri.

Un romanzo denso, a tratti comico – come lo è il suo ispiratore reale – a tratti dolorosamente malinconico; ma di quel dolore benefico che toglie via il veleno dalle nostre ferite quotidiane. Un libro consigliato per la sua delicatezza e la sua profondità.

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