“La morte di Gesù”. Intervista a Mauro Pesce e Adriana Destro

Tra gli ultimi libri usciti, ve ne è uno che merita una particolare attenzione: “La morte di Gesù” ed. Rizzoli, scritto dalla professoressa Adriana Destro e da suo marito il professore Mauro Pesce. Due autori di fama internazionale.

Ho letto il libro e mi ha colpito per il taglio antropologico e scientifico, basato su fonti storiche, che il libro porta in se. Interessanti sono le ipotesi e le conferme. Il libro è scritto anche in un linguaggio accessibile a tutti. Certamente è un testo che troverà persone favorevoli ed altre in contrasto. E questo è un merito perché quantomeno “costringe” alla riflessione e al porgersi delle domande.

Ed è quello che ho fatto anche io ponendo alcune domande ai due autori, che mi hanno onorato della loro attenzione e di cui sono molto riconoscente.

Di seguito il testo dell’intervista. Auguro a tutti una buona lettura e invito tutti a leggere il libro : “La Morte di Gesù“. ed. Rizzoli. Un libro che apre la mente. Consigliatissimo.

1) Dal punto di vista antropologico la morte del Cristo che cosa ha significato per i suoi discepoli?

Secondo noi, la morte di un leader religioso ha molta influenza su chi lo segue perché impone un arresto di relazioni, di contatti, di condivisioni di vita. Alla morte di Gesù, i seguaci si trovarono faccia a faccia col problema di cosa pensare di se stessi, della vita che avevano trascorso con il proprio leader e sul da farsi per il futuro. Il modo violento in cui avvenne la morte di Gesù acutizzava questo disorientamento. La  grande attesa dell’avvento del Regno di Dio e della conseguente trasformazione integrale della società che Gesù aveva predicato era interrotta. Nacquero altre prospettive perché i seguaci erano ormai soli e dovevano comunque affrontare una situazione inattesa e radicalmente. Il periodo post-mortem è un momento di grande ripensamento e di re-inizio radicale.

2)Voi sostenete che Gesù sia stato ucciso perché pericoloso per il potere. Quanta di questa pericolosità si legge tra i cristiani di oggi?

Gesù era pericoloso per il potere perché denunciava soprusi e ingiustizie. Aveva in mente una trasformazione radicale della società, non un’assuefazione ai rapporti ingiusti correnti e neppure al malessere subito dalla gente. Nei decenni successivi alla sua morte i suoi seguaci insistettero soprattutto sull’idea che Gesù era morto per un piano divino, per i peccati degli uomini. Come dice Paolo: “Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture”. Sostenere che Gesù muore per salvare gli uomini dai loro peccati metteva in ombra il suo annuncio vero e fondamentale di uno sconvolgimento di tutta la società (il suddetto Regno di Dio) e rendeva il suo messaggio molto meno pericoloso per i poteri esistenti.

3) Quanto è stato mitigato, storicamente, il messaggio di Gesù, che voi sostenete essere soprattutto l’imminente venuta del regno di Dio?

Gesù credeva, si è appena detto, alla prossima venuta del dominio divino sulla terra. Egli lo intendeva come un fatto sostanziale e definitivo attraverso il quale si sarebbe instaurato un sistema di equità, e di benessere perpetuo. Alla morte questo evento non si verificò e il messaggio di Gesù fu sottoposto a una decisiva reinterpretazione o riformulazione. Paolo sostituì all’attesa del regno di Dio l’idea della risurrezione (il bisogno di un cambiamento del mondo attuale restava in ombra). Il Vangelo di Luca e gli Atti degli Apostoli, al posto dell’arrivo del Regno indicano l’attesa dello spirito santo e quindi una religiosità più personale che sociale.

4) Leggendo il loro libro, si evince anche che il ritardarsi della parusia del Cristo sia stato un vero trauma per la prima comunità. Quanto ha influito tutto questo sulla stesura dei Vangeli? e sugli scritti di Paolo? e sugli apocrifi?

Noi sosteniamo che Gesù si immaginava che Dio avrebbe presto instaurato il proprio dominio su tutta l’umanità, ma non sapeva esattamente quando. Riteneva peraltro che l’evento si sarebbe manifestato durante la sua stessa vita. Siccome invece del regno arrivò la sua morte, i seguaci pensarono che ci sarebbe stata una seconda venuta di Gesù, quella che viene chiamata “parusia”. In sostanza, questa concezione manteneva viva l’attesa dell’avvento del Regno e la speranza che Gesù (che era stato sconfitto dalla croce) avrebbe finalmente trionfato. In questo modo il trauma terribile della morte di Gesù, dopo il primo sbandamento, veniva neutralizzato.  Paolo si aspettava che Gesù sarebbe tornato mentre ancora egli era vivo (vedi la Prima lettera ai Tessalonicesi). I Vangeli di Marco, Luca e Matteo insistettero molto sull’idea che Gesù sarebbe tornato sulla terra come Figlio dell’Uomo, il personaggio a cui Dio avrebbe assegnato un potere eterno (secondo il libro di Daniele) Altri testi come il Vangelo di Tommaso, che fu in seguito considerato apocrifo, insistettero invece di più sul bisogno di una vita interiore spirituale. Il Regno di Dio doveva consistere nel dominio su se stessi.

5) Voi setacciate con serietà e professionalità ed onestà intellettuale gli scritti canonici, storici e apocrifi, scardinando molti luoghi comuni e oramai assodati dai fedeli. Pensate che sia necessario il passaggio attraverso questo tipo di studio per avere la fede matura?

Lo studio ha come scopo, fin dove è possibile, la conoscenza e la chiarificazione di eventi storici. Questo significa che, con i mezzi scientifici di cui disponiamo, possiamo smentire o confutare convinzioni comuni. Il chiarimento di alcuni dati e dettagli, sulla base di testi e di documenti di cui siamo in possesso, è un’operazione necessaria per evitare falsificazioni o omissioni dannose. Scientificamente parlando, uno scritto correttamente analizzato, è un progresso da condividere e segnalare, da portare a conoscenza di altre persone. Al contrario, una omissione o un silenzio su personaggi, eventi o azioni è una netta perdita per il pubblico. Ogni lettore è di fatto libero di fare l’uso che desidera, o che è in grado di fare, di ciò che lo studioso ha analizzato e divulgato. Gli specialisti, dunque, ritengono necessari molti obiettivi che al lettore comune potrebbero sembrare futili o superflui. Certamente non si propongono obiettivi diversi, o di altro ordine, da quelli che la loro specializzazione permette.

6) I vostri lavori, nel corso degli anni, hanno molto contribuito alla conoscenza storica e antropologica di Gesù. Come sono accolti i loro scritti negli ambiti ecclesiastici?

I nostri lavori sono accolti in vario modo. Spesso le razioni sono di specialiti. C’è una differenza sostanziale tra Italia e paesi stranieri. All’estero, ad esempio, le riviste cattoliche recensiscono con favore i nostri lavori senza manifestare critiche di tipo dogmatico o teologico. In Italia le cose sono più complicate. Mentre gli ambienti scientifici cattolici riconoscono sempre il nostro livello scientifico, vi sono gruppi conservatori o ultra-conservatori che manifestano disapprovazione. A noi sembra, in questi casi, che si tratti di un partito preso in cui le argomentazioni strettamente scientifiche e esegetiche sono per lo più assenti.

7) A che punto è la ricerca storica su Gesù di Nazareth? e cosa ha da dire ancora alle donne e agli uomini del 2014?

In campo internazionale la ricerca storica su Gesù è alle stelle, in pieno sviluppo. Negli anni Ottanta e Novanta del Novecento fu pubblicata una serie straordinaria di libri  di nuovo orientamento. Seguì un’ondata di reazione conservatrice, che oggi ha lasciato il campo ad una straordinaria varietà di opere che rileggono la vicenda di Gesù alla luce delle scienze sociali, della storia economica e dell’archeologia. I vangeli canonici vengono letti nel contesto delle molte opere non canoniche. L’idea che i 4 vangeli siano i più antichi e che tutti gli apocrifi siano posteriori è stata per lo più sostituita da una nuova ricerca, che dura da decenni. Essa ricostruisce con pazienza le molte correnti dei seguaci di Gesù, nelle loro reciproche relazioni. Il ritorno alla figura storica di Gesù è forse uno dei sintomi del bisogno di cambiamento religioso dei nostri tempi.

8) Come giudicate la mancanza nelle università statali di studi teologici?

Ci sembra che una caratteristica del sistema universitario italiano sia quella che esclude la presenza di Facoltà teologiche di stato. Infatti, le Facoltà teologiche sono sempre confessionali (cattoliche, protestanti,  ortodosse, islamiche, ebraiche). Questo determina molto il loro profilo complessivo. La grande novità è la nascita all’estero e in Italia – dopo gli anni sessanta del Novecento –  di Dipartimenti di Studi religiosi. In essi, vengono studiate tutte le religioni accanto a molte materie formative di ordine umanistico-filologico, o di scienze sociali a prescindere da presupposti confessionali. La libertà di insegnamento e apprendimento ha, in queste sedi, molto spazio. È di queste istituzioni universitarie, con un ampio strumentario scientifico, che abbiamo soprattutto bisogno per allargare i nostri orizzonti di lavoro.

9) Oggi, grazie al vostro lavoro e a quello di teologi come Mancuso, si torna a parlare di certi argomenti che interessano anche il mondo Laico. Pensa che anche grazie a questo nuovo papato, sia possibile un dialogo onesto e fruttuoso per credenti e non credenti?

E’ da sempre che il mondo cosiddetto laico ha manifestato interesse per gli argomenti religiosi. Un’ottica internazionale permette di comprendere le linee di sviluppo culturale che sono più che locali. La nostra personale esperienza lo conferma ampiamente. Non vediamo oggi una svolta particolare. Tutta la storia europea, a partire dalla fine del Quattrocento, è costellata dal succedersi di grandi personalità di studiosi che hanno dato sostanziali contributi agli studi religiosi.  Ma anche il Novecento italiano ha grandi figure di studiosi.  

 10) Non può mancare una domanda su questo Papa. Vi piace? cosa vi aspettate?

Il papa ha una funzione rilevantissima. Dunque siamo molto attenti a quello che trasmette e a quello che la sua persona stessa diffonde e rappresenta. Ha sicuramente un rapporto molto importante  e molto felice con il pubblico. Certamente assistiamo ad un nuovo clima cattolico in cui l’attenzione alla pratica di vita di Gesù è essenziale. Lo sviluppo delle ricerche scientifiche sulle religioni è in rapporto con mutazioni culturali complesse e profonde, non solo italiane o cattoliche, connesse a una varietà di fenomeni storici e religiosi, di cui anche il mutare dei pontificati cattolici fa parte.

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