Sofia si veste sempre di nero

Tutti noi viviamo nella nostra intimità dei momenti di chiaro scuro o di scuro. La protagonista di questo racconto di Cognetti vive invece la condizione quasi perenne, di eterna ricercatrice di pace. Una ricerca lunga una vita intera. Ad una prima impressione sembrerebbe un racconto – o meglio una serie di racconti – dedicati a delle semplici adolescenti che vivono tutte le difficoltà del loro crescere. Il rapporto difficile con la madre; e la madre di Sofia è anche affetta da una forma forte di depressione nonostante sia un’artista. Il rapporto di odio e amore con padre, ingegnere alla FIAT, alla quale donerà molta parte della sua vita, del suo tempo, delle sue illusioni e del suo amore. Ricevendone qualche soldo in più ma perdendo il rapporto con la moglie, in parte con Sofia e con la vita.

«Secondo me», dice tuo padre, «il problema è che ti aspetti troppo dalle relazioni».
«Come troppo? Un po’ di amore ti pare troppo?»
«Non mi pare troppo l’amore, mi pare troppo come lo intendi tu».
«Cioè come lo intendo, scusa?»
Tuo padre sospira. «A una persona puoi chiedere un po’ di compagnia. Ma non di fondersi con te, affidarti la sua vita e farne una cosa sola con la tua. Se chiedi questo all’amore, finisce che ti deludono tutti».
«Papà, ma è una cosa tristissima».

Sofia si muove in questo ambiente familiare tra il consueto e il desueto, portandosi addosso questo alone di nero, di insoddisfazione per la vita, la famiglia, il futuro.

Non si arrenderà certamente. Ragazza esile fuori ma tosta dentro. Percorrerà la sua strada, farà le sue esperienze positive e negative e nella sua valigia porterà sempre questo desiderio espresso chiaramente nel libro dalla sua bocca e da quella di tutti gli altri personaggi: “É che tu sei comunista dentro. Voi siete come i cattolici, vi fate un culo così perché credete nel futuro. Io voglio essere felice ADESSO.

Ecco mi sembra che sia di estrema attualità questo racconto breve, che tenta, non sempre riuscendoci, di aprire squarci di luce. Un libro realistico, dove possiamo vedervi molte situazioni e sensazioni quotidiane nostre o di nostri conoscenti, parenti e amici.

Paolo Cognetti è molto bravo a leggere l’animo femminile e a coglierne le sfumature. Consiglierei questo libro a tutte le ragazze e i ragazzi. Ad alcuni ha aperto le porte della lettura. Inoltre lo consiglio a tutte le donne, nonché ai genitori. Può essere un valido strumento per conoscere meglio se stessi e quello che avviene nell’animo della figlia o dei figli senza intromettersi troppo con domande che resteranno sempre senza risposta. Scambi come questo che segue possono far capire molte cose che un figlio/a non sempre saprebbe capace di dire ma che sta vivendo: “«Tu di cosa hai paura?»
«Io di stare da sola».
«Cioè in che senso? In casa da sola?»
«Non c’è un posto preciso. Un po’ dappertutto. […]»

Questo libro molto bello di Paolo Cognetti, se lascia un senso di piacevole e realistica amara realtà, ti trascina nel finale a vedere che nonostante tutto questo reale nero che vediamo e sperimentiamo, una strada davanti c’è sempre.

Per me un libro sulla speranza, su una drammatica speranza ottimistica.

Un libro da leggere in questo inizio autunno.

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